Laboratorio Cité au Temps Ty

A partire da Lunedì 25 Giugno e per i prossimi Lunedì di Luglio, alle ore 17.00

Laboratorio gratuito, aperto a tutti e ad ogni forma artistica.
Luogo d’incontro settimanale di sperimentazione basato sull’improvvisazione.
L’intento finale sarà dettato dalla serendipità.

Per info tel 370 31 995 31

Cité au Temps Ty

Città invisibile dove il tempo é soggettivo, irregolare per natura.
Questo gli abitanti della Città del Tempo dicono del loro luogo natio o d’approdo.
Ognuno ha ritmi diversi, chi in cinque ottavi, chi binari, chi in millesimi di grado ellittico, ciò che è importante per loro è che tutti vadano a tempo.
Ognuno a modo suo, a ciascuno il suo.
Pittori e scultori dipingono e scolpiscono coreografie migranti.
Musicisti e danzanti si allenano senza sosta per alimentare il fuoco della macchina spettacolare chiamata Ipsi. I commedianti circondano i loro colleghi racchiudendoli e proteggendoli facendo da antenne e membrana al contempo.
Ipsi
La macchina spettacolare Ipsi funziona solo con una certa configurazione.
I musici, chiamati anche il Circolo delle Mezze Lune, si mettono per l’appunto a mezza luna. I danzanti volteggiano all’interno di questa mezza luna. I commedianti racchiudono il tutto come un tessuto avvolgente e semi trasparente. I plastici, artisti della materia, costruiscono e decostruiscono a piacimento lo spazio scenico e circostante.
Gli uni interagendo con gli altri come le onde che si intersecano e perpetuamente rimescolano gli oceani nel loro destino di interdipendenza.
Così Ipsi si accende e si infuoca di energia creativa e tutti gli abitanti della compagnia diventano espressioni spontanee e connesse dell’istante.
…A piedi nudi il poeta arriva circondato e accolto da un mimo, un clown e un giocoliere che si prendono cura di lui preparando l’atmosfera nella quale verserà le sue rime. Il tempo si arresta, le parole son dette e la profondità assorbe e afferra il pubblico, il poeta si ritrasforma e diventa musicista o scultore o danzante o clown o mimo.
Poco più in là un pittore dipinge, uno scultore costruisce lo scenario, i commedianti rievocano ininterrottamente l’universale, i costumisti rilegano il passato al futuro, i registi ricreano l’arte a partire dall’arte.
Un’umile ricerca del mondo sottile.
Gli artisti tra di loro non hanno capi. Ognuno va alla ricerca dell’altro passando attraverso i propri circuiti espressivi prediletti. Non vi è alcuna direttiva se non quella di comunicare ciò che di più profondo vibra in loro.
Questa condivisione dà vita a delle invocazioni plurali, multiple, sempre in movimento, mai uguali, e porta lo spettatore a percepire anziché un’opera d’arte un organismo vivente.
Il linguaggio di quest’organismo vivente è l’intuizione, questa forma di energia che ci conduce noi malgrado e che arriva dalle fonti universali dell’uomo.
Il ridicolo e il sublime si intrecciano senza pregiudizio, perché di fatto ciò che fa funzionare il tutto è l’emergenza. Ciò che emerge.

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